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Mariangela Parisi

Project Director in Baker Hughes

Mi chiamo Mariangela Parisi e lavoro da più di vent’anni in Baker Hughes. Sono calabrese e ho scelto di venire qui a Pisa per iscrivermi a Ingegneria Meccanica perché, nell’analisi fatta allora, era uno degli atenei che riscontrava maggiore importanza e che dava una formazione solida. A distanza di tanti anni lo confermo.

La motivazione fondamentale che allora mi spinse a scegliere Ingegneria, e proprio Ingegneria Meccanica, era il fatto che volevo studiare come si facevano le cose per poter poi progettare qualcosa di nuovo. Poi, nel corso degli anni, mentre studiavo Ingegneria, ho capito che forse progettare non era la cosa che mi interessava di più. Però ho continuato. È stato anche difficile, soprattutto i primi anni, perché bisognava capire il metodo e passare da come si studia al liceo a come si studia all’università. Non mi sono arresa e sono andata avanti. Ingegneria è una facoltà impegnativa: richiede molta attenzione, molto sforzo e tante ore di impegno. La cosa fondamentale è stata non arrendersi e portarla fino in fondo.

A distanza di tanti anni risceglierei sempre Ingegneria Meccanica e sempre a Pisa. Fondamentalmente perché in questi vent’anni di professione ho fatto cose diverse. Ho gestito per tantissimi anni progetti di estrazione del gas, quindi macchine: forniamo macchine rotanti, compressori, turbine. Sono le cose che ho studiato. Ma queste cose che ho studiato non le ho mai utilizzate realmente dal punto di vista tecnico o scientifico, perché io non progetto, non ho mai progettato né turbine né compressori. Però ovviamente sapere cosa fossero mi aiutava a parlare di qualsiasi altra cosa nella gestione del progetto.

Negli anni successivi mi è stato chiesto di gestire un programma di Artificial Intelligence. Sul momento, quando me lo chiesero la prima volta, dissi: “No, io ho sempre fatto altre cose, non è un argomento che ho trattato”. Per fortuna chi me lo aveva chiesto è stato così attento da non fermarsi al mio primo no e mi ha detto: “No, no, io ho scelto proprio te a fare questa cosa. E non perché tu sappia questa cosa, anzi, proprio perché tu non sai nulla di quello di cui si tratta”.

E toccando con mano, ripensandoci e accettando, ho capito che non era importante sapere le cose, ma che era importante aver studiato Ingegneria. Perché Ingegneria mi ha fatto capire e mi ha dato un metodo e un approccio mentale su come si risolvono i problemi o su come si creano soluzioni innovative, anche non sapendo nulla all’inizio, ma studiando quello che serve per realizzarle.

Un altro aspetto importante di quello che avevo appreso è il rigore scientifico che si acquisisce studiando Ingegneria, perché ci sono una serie di nozioni matematiche, informatiche e fisiche che forse poi nella vita non riutilizzerai mai, però ti danno un approccio mentale e un rigore nell’eseguire dei passi e nel risolvere le problematiche. Quello che impari è il metodo con cui si risolvono le cose, e questo metodo lo riutilizzi poi nelle situazioni più disparate.

Un’altra cosa che mi piace sempre associare a questo rigore è la creatività. Può sembrare un ossimoro, ma non lo è, perché il rigore mentale insieme alla creatività, all’ingegnarsi, al voler trovare una soluzione e realizzare qualcosa di concreto, è un insieme di cose che gli ingegneri hanno.

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