Presidente di Corso di Studio aggregato Triennale e Magistrale per Ingegneria Meccanica
Buongiorno a tutti, il mio nome è Marco Beghini, sono professore di Costruzioni Meccaniche all’Università di Pisa e svolgo attualmente la mansione di Presidente del Corso di Studio integrato triennale e magistrale in Ingegneria Meccanica. Svolgiamo questa attività nel tentativo di spiegare in cosa consistono gli studi in Ingegneria Meccanica e quali siano gli sbocchi professionali a studenti che non conoscono questa realtà. Molti di loro sono studenti liceali e non hanno avuto, nel loro percorso di studi, discipline, probabilmente nemmeno docenti, con una formazione ingegneristica. Da ex studente liceale so bene quanto sia difficile fare orientamento in questo campo e quindi il tentativo, talvolta, non è molto efficace.
Come studente dell’Università di Pisa ho svolto tutto il percorso qui e l’ho fatto come fuorisede, perché sono veronese di origine. Ho scelto Pisa all’epoca perché, come probabilmente sapete, è sede di scuole d’eccellenza, in particolare la Scuola Superiore Sant’Anna, che permette agli studenti di Ingegneria, superato il concorso di ammissione, di svolgere gli studi in un contesto di eccellenza. È stato il mio caso e, alla fine, mi trovo qui. Cosa posso dirvi sugli studi di Ingegneria Meccanica che non sia tecnico? A me preme mettere in evidenza due aspetti fondamentali.
Il primo è che gli studi, per come li abbiamo progettati noi, lasciatemi usare questo termine ingegneristico, hanno lo scopo di creare una persona che possieda il metodo dell’ingegneria. L’argomento è chiaramente la meccanica: ci occupiamo, in termini molto semplici, di questioni di dimensione umana, quindi di oggetti macroscopici che si muovono nello spazio. Io definirei la meccanica come la parte dell’ingegneria che si occupa proprio di questo, cioè di ciò che ha a che fare con l’operatore umano. Questo problema può essere affrontato in altri modi; il modo con cui noi concepiamo gli studi è metodologico. Privilegiamo l’aspetto di come si fanno le cose piuttosto che quello di come sono fatte. La nostra idea è quindi quella di formare una persona con capacità progettuali che, alla fine, indipendentemente dalle mansioni che svolgerà, sia dedicata alla ricerca e allo sviluppo, cioè alla generazione di nuove idee e di nuovi prodotti. Questo, a mio avviso, è estremamente necessario perché le sfide poste dagli attuali limiti economici, ma soprattutto ambientali, richiederanno macchine sempre più efficienti e performanti, che consumino meno; di conseguenza, nelle prossime attività dell’ingegneria sarà necessario metterci molta testa.
Un altro aspetto caratteristico dei nostri studi riguarda lo sbocco professionale. Sentirete dire che tutte le lauree in ingegneria e tutte le sedi godono di questo privilegio: i laureati in ingegneria sono molto richiesti perché non sono numerosi e perché il percorso, indipendentemente dalla sede e dal corso di laurea, è difficile e richiede un impegno notevole. Tuttavia, non sempre viene detto se la mansione svolta nella professione sia effettivamente attinente agli studi fatti. Molto spesso le aziende sono interessate a un laureato in ingegneria in generale, perché aver affrontato un percorso così impegnativo rende la persona adatta a svolgere varie mansioni. Ecco, io vi assicuro, per esperienza pluridecennale, che i nostri laureati, a meno che non decidano di fare altro, sono effettivamente impiegati in settori nei quali le attività per cui sono stati formati vengono valorizzate. Anche questo è un elemento molto importante. Si tratta quindi di una figura professionale di tipo metodologico, che poi viene impiegata per svolgere effettivamente le attività per cui è stata formata.
È chiaramente un percorso difficile. Con questo obiettivo, abbiamo una particolarità: il privilegio che diamo nei primi anni alle cosiddette materie di base, matematica, fisica e chimica, che riteniamo fondamentali per creare un substrato solido sul quale costruire un’ingegneria di alto livello.