Plant Manager in Baker Hughes
Buongiorno, sono Francesca Marino e sono Direttore di uno stabilimento produttivo di Baker Hughes, un’azienda che opera nel settore dell’energia. Ho frequentato l’Università di Pisa come studentessa fuori sede. Sono calabrese e quindi, un po’ di tempo fa, all’età di 18 anni, ho fatto la valigia e sono venuta a studiare proprio a Pisa.
Perché l’ho fatto? Innanzitutto avevo una mamma che mi dava dei suggerimenti, ed è davvero importante anche la spinta che viene data dai genitori. Mi diceva: “Iscriviti a Ingegneria”. Io ho sempre avuto una passione per la matematica, ma lei insisteva nel suggerirmi proprio Ingegneria Meccanica. A una prima mia idea, però, dissi di no: avrei studiato tutte le ingegnerie tranne Ingegneria Meccanica, perché avevo un’idea sbagliata della facoltà. La immaginavo come qualcosa di legato all’aggiustare le macchine, quindi qualcosa di sporco. In realtà poi mi sono informata meglio, ho osservato anche i ruoli che si potevano ricoprire successivamente e ho scelto proprio Ingegneria Meccanica. Confermo che rifarei assolutamente la stessa scelta, per tutte le opportunità che questa facoltà mi ha dato nel corso della mia carriera.
Perché non si tratta di aggiustare auto o motorini: è tutt’altro. Ingegneria Meccanica apre le porte a tantissime opportunità ed è una facoltà che consente davvero di fare molte cose diverse. In particolare, in un’azienda come quella per cui lavoro, nel settore dell’energia, con una laurea in Ingegneria Meccanica è possibile ricoprire qualsiasi ruolo, anche un ruolo dirigenziale come il mio. Alla base deve esserci sempre una conoscenza tecnica e, infatti, nel mio lavoro attuale ritrovo moltissime materie che ho studiato durante l’università.
Io ho iniziato in azienda in ambito prettamente ingegneristico: progettavo turbine, progettavo compressori, e molte volte mi è capitato di riaprire i vecchi libri dell’università. Succede ancora oggi, anche nel mio ruolo attuale di Direttore di stabilimento, che è chiaramente più gestionale. Ma per gestire bisogna conoscere e bisogna farlo con un certo metodo, ed è proprio questo il metodo che Ingegneria Meccanica mi ha dato. A volte capita anche di entrare nel dettaglio di problemi complessi: ad esempio, se c’è un problema legato alla saldatura, mi è capitato di riprendere un libro di costruzioni di macchine per capire come si calcola effettivamente una saldatura, pur ricoprendo un ruolo dirigenziale.
Un altro aspetto importante del mio lavoro è la creazione di connessioni con l’esterno e l’attenzione ai valori e alle competenze cosiddette soft, legate alla crescita delle persone, all’impatto sociale e alla responsabilità sociale verso l’esterno. Questo potrebbe sembrare scollegato da Ingegneria Meccanica, ma in realtà non lo è. Ricordo infatti che durante gli studi, oltre alle materie e agli esami che richiedono sicuramente un impegno importante, si svolgevano anche molte attività di gruppo. I progetti di gruppo avvicinano a casi studio che poi si ritrovano in azienda, ma permettono anche di sviluppare competenze trasversali come la comunicazione, il lavoro di squadra e la collaborazione, che sono alla base di ciò che oggi viene richiesto nel mondo del lavoro.
Ho scelto Ingegneria Meccanica ormai vent’anni fa e rifarei assolutamente questa scelta. Invito quindi tutte le persone curiose, appassionate, che hanno voglia di crescere non solo dal punto di vista professionale ma anche personale, e che vogliono raggiungere grandi obiettivi, a scegliere Ingegneria Meccanica. È un percorso che permette di costruire un profilo versatile, in grado di coprire un ampio spettro di opportunità, dal ruolo tecnico a quello gestionale.