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Basilio Lenzo

Professore Associato presso l’Università degli Studi di Padova

Sono Basilio Lenzo, sono professore associato presso l’Università di Padova. Sono stato studente dell’Università di Pisa: prima della laurea triennale in Ingegneria Meccanica e poi della laurea specialistica, oggi diremmo magistrale, sempre in Ingegneria Meccanica. All’epoca ero anche allievo della Scuola Superiore Sant’Anna.

Il dottorato che ho svolto è stato su temi di robotica, anche se ho sempre avuto la passione per le auto. La tesi, infatti, fu svolta all’epoca in Ferrari, in Formula 1. A un certo punto, però, ho capito che volevo fare qualcosa di un po’ diverso e da lì è nata la scelta del dottorato, insieme alla possibilità di viaggiare e di girare il mondo per un motivo o per l’altro. Ho poi trascorso un periodo di ricerca all’estero, nel Regno Unito. Sono rimasto lì per un po’ e successivamente sono passato a un altro ente come docente, sempre a Sheffield.

Sono poi rientrato a Padova grazie a un programma di rientro dei cervelli, noto come programma “Rita Levi Montalcini”, che consente di rientrare in Italia come docente scegliendo effettivamente l’ateneo. Ed è per questo che oggi sono a Padova. Sicuramente il mio percorso da studente qui è stato particolarmente importante. Una cosa che il corso mi ha dato, senza dubbio, è stato l’approccio, il metodo, il rigore.

Avendo anche esperienza come docente all’estero, posso dire che credo molto nel valore di basi forti e solide, teoriche, che possono anche essere viste come pesanti. Sono però proprio quelle che ho studiato qui e che io stesso cerco di insegnare oggi dove lavoro. Sulle basi solide si può costruire praticamente tutto. Se invece, per qualsiasi ragione, si è meno rigorosi sull’aspetto teorico, quando ci si trova davanti a un problema nuovo, mai visto prima, allora si fa più fatica a inventarsi un modo per risolverlo. Con basi solide, invece, davanti a problemi nuovi si può fare affidamento su ciò che si è imparato e questo corso di laurea, secondo me, ha dato proprio questo: la possibilità di sviluppare quella creatività che permette di inventare soluzioni a problemi mai affrontati prima.

Questo credo sia fondamentale e, da docente, ora dall’altra parte, cerco di trasmetterlo anche ai miei studenti. Conta molto anche la curiosità. È chiaro che entra in gioco anche il carattere, ma i miei docenti qui mi hanno insegnato a essere curioso. Qualcuno diceva: “Non fidatevi nemmeno di quello che vi dico io”. Non era uno screditarsi, anzi, era un modo per dire: cercate sempre qualcosa in più, informatevi, ascoltate più punti di vista e poi fatevi una vostra idea. E di nuovo, con basi solide, anche l’idea che uno si costruisce può essere altrettanto solida. Con basi forti si può andare lontano.

Per questo sono sicuramente molto contento di aver studiato qui e di aver fatto qui il mio percorso. Cerco di portare questi valori, insieme alle mie esperienze, sia ai miei studenti sia ai miei ricercatori e ai ragazzi con cui lavoro a Padova.

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